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IL PUNTO del DIRETTORE
07/02/2010 - Un colpo al cerchio e uno alla botte

O forse, visto l’argomento, sarebbe stato meglio scrivere, un colpo al cerchione e uno alla botte! Non vi nascondo che quando la direttiva europea in merito ci obbligò alla “svolta delle rotatorie”, il sottoscritto sviluppò ben presto una specie di allergia a quegli spazi angusti e pieni di insidie, almeno a mio modo di vedere. Con il tempo poi mi sono ricreduto, soprattutto per un aspetto che alla lunga mi ha colpito e non poco; il senso d’ordine creato da questa soluzione. Già. I quartieri ...

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Progetto Integrazione
  23/01/2009 - Il futuro impossibile dei precari  
 

 Orlando Paris

GENERAZIONE PRECARIA
di Orlando Paris,
25 anni, studente universitario

Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2009

Pubblicazioni precedenti >>


Ci sono stati libri, film, inchieste, testimonianze, manifestazioni e promesse elettorali. Molto si è prodotto negli ultimi anni attorno al tema della condizione dei “precari”. Poi c’è la rete, dove i blog riescono a riportare il vissuto di una generazione “senza futuro”, ossessionata sempre dagli stessi pensieri, dalle stesse domande: "Il contratto scade a fine gennaio. Chi sa cosa succederà?”; “Sai cosa c’è? Alla fine uno si rompe le balle di avere paura. Ho 22 anni e vivo ogni giorno sotto ricatto. Paura di non farcela a riscattare tutti i debiti, paura del contratto da precario in scadenza, paura di non poter più pagare l’affitto e dover tornare dai miei o di non trovare un vero lavoro dopo la laurea, paura della crisi mondiale e dell’aumento delle bollette. Campo a testa china e tiro avanti sperando che domani sia migliore. Ma poi mi dicono che il domani non c’è più, l’hanno tagliato nella finanziaria, allora basta, sono stufo”; “Progetti? Chi si può permettere dei progetti quando non puoi comprare un mobile a rate ? Sei appesa al nulla"; Storie di ordinaria precarietà raccontate nei blog che riescono, più di qualsiasi altra cosa a riportare, a far comprendere, quel malessere cupo e tagliente che accompagna la vita dei precari più o meno giovani; quella sensazione di insofferenza e straniamento che è legata all’assenza di prospettive, alla paura di non farcela, alla sensazione che il tuo futuro non dipenderà solamente dalle tue capacità, dal tuo impegno, da quello che riuscirai a meritarti. Per non parlare dell’umiliazione, perché spesso di quello si tratta. Quando la mia coinquilina, professoressa di trentotto anni in attesa di chiamata, è costretta a lavorare in prova per due giorni in un’osteria (in prova significa senza essere pagata!) e poi mandata a casa, a me non viene in mente altro termine che umiliazione. Allora ti viene voglia di spaccare il mondo, di prenderti quello che ti spetta senza mediazione, di mandarle “a quel paese” le parole accomodanti e le faccine carine, perché forse è l’unico modo per riconquistare uno scampolo di umanità. Perché si tratta di riappropriarsi del diritto a costruirsi un futuro, del diritto a vivere serenamente, del diritto a sentirsi appagati dopo una dura giornata di lavoro. E cominci ad odiare le campagne mediatiche e i programmi elettorali che descrivono la flessibilità come un’opportunità, un modo di lavorare “legato ad un nuovo sistema di produzione che caratterizza il mondo della globalizzazione e dei mutamenti continui”.  La “flessibilità” ci dicono “in fondo premia quelli che si rendono disponibili a gestire, anche grazie ad una dose di autonomia creativa, il proprio lavoro e soprattutto, mette loro in mano la possibilità di sviluppi e scambi professionali”. Ma la vita reale fatta di persone, al di là delle parole, è altra cosa. Non va così. E non va così perché mancano progetti di formazione permanente, mancano tutele e diritti capaci di accompagnare al mondo dei nuovi lavori, mancano ammortizzatori sociali adeguati, manca un sistema capace di riconoscere il merito. E così circa cinque milioni di lavoratori (maestri a chiamata, operatori di callcenter, impiegati usa e getta) si ritrovano in una giungla sempre più estesa e impraticabile, si ritrovano a vivere in un limbo. E come se non bastasse, la crisi economica e la recessione danno il colpo di grazia: i posti di lavoro a rischio potrebbero arrivare a un milione e mezzo. Un numero altissimo per un paese con 17 milioni di lavoratori dipendenti. E questa è la parte forte del mercato del lavoro, protetta da sussidi e garanzie che attutiscono l’impatto del taglio dei posti di lavoro. Ma come si può facilmente immaginare la vera mattanza dell’occupazione inizierà dalla parte più debole: le vittime predestinate sono gli apprendisti, collaboratori, meglio noti come cococò, somministrati, interinali, a tempo determinato.
Tutti quei ragazzi e quelle ragazze con il cappio al collo e per i quali non è necessario il licenziamento o l’anticamera della cassa integrazione: basta non rinnovare il contratto.

Orlando Paris

mailto:generazioneprecaria@marsicanews.it

 
   
     
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  COMMENTI  
 
  23/01/2009 commento all`articolo
"Viviamo nell`inganno" (Yeats 1876). Ogni giorno,prima di andare al lavoro (sono un fortunato),mi ripeto questa frase. Perchè anche se ho la fortuna di avere un posto,penso agli altri e mi reinserisco automaticamente in questo oscuro contesto,fatto di dubbi e incertezze. Come possiamo sorreggere il peso di un futuro che non conosciamo,se non siamo in grado di sorreggere un presente già così pesante? Orlandì,scrivi proprio bene. Complimenti
(Ballozzo)

23/01/2009 Ebbene sì!
Bene Orlando, è un piacere leggerti di nuovo ed è con rinnovata stima che ti faccio i complimenti per la schiettezza che contraddistingue i tuoi pezzi. In un'uscita del mio Blog di storia locale, mi sono ritrovata già una volta a parlare del lavoro, della condizione dapprima, disperata, poi arrabbiata e infine rassegnata di un lavoratore (IO) di trent'anni, laureato (condizione da me mai ritenuta necessaria per avere diritto ad un posto di lavoro, ma comunque un titolo di studio qualificante) della nostra società. Insomma, veniamo al dunque. Tante persone mi hanno giudicato spesso e volentieri per le scelte lavorative che ho fatto nella mia vita. Ho fatto la cameriera per tanto tempo ed è grazie a questo primo lavoro che ho comprato una macchina nuova. Certo non è umiliante perché alla fine quando avevo lo stipendio potevo comprare vestiti nuovi e quant'altro, ma sicuramente non era gratificante, considerato che ero uscita da un Liceo Classico prestigioso come quello che ho avuto modo di frequentare, considerato che ero una studentessa di Giurisprudenza e considerato che spesso la gente si rivolgeva a me in toni tutt'altro che gentili. Poi ho fatto il tecnico adsl in un call center ben noto della nostra provincia. Un'azienda che amo, tutti quelli che mi conoscono personalmente lo sanno, ma per recarmi a lavoro (considerato che ho lavorato sempre con contratti a termine ed alla fine in una pausa di qualche mese in cui appunto c'era l'affitto da pagare me ne sono dovuta tornare dai miei) mi facevo 70 Km all'andata e 70 al ritorno. E mentre facevo questo, considerato che facevo 8 ore con gli urli della gente alle orecchie che qualche volta mi ha pure riattaccato il telefono in faccia chiamandomi "terrona", ero una novella laureata in Storia. L'ultimo contratto che ho avuto è stato di 15 giorni. Motivazione della richiesta di lavoro "sostituzione ferie", in altri termini: i dipendenti con il contratto a tempo indeterminato se ne sono andati in vacanza, nella pausa natalizia, e io me ne sono andata a lavorare. Alla fine: "Non c'è proroga, ci dispiace". Ma va bene comunque. Non avevo aspettative. Nel frattempo, per la DISPERAZIONE mi sono riscritta all'università (seconda laurea, quindi in automatico pagamento delle tasse nella fascia più alta come se fossi ricca insomma) per prendere anche la laurea in Giurisprudenza, considerato che ho tanti esami da riconoscere del mio vecchio percorso di studi che avevo lasciato a metà. Perché???? Un'ulteriore possibilità che mi regalo da sola. Un ricordo porto in me sempre vivo: di quando ho insegnato in una scuola privata. I ragazzi mi chiamavano professoressa, era una soddisfazione, davvero. Un giorno entro in un negozio ed il cappotto ai saldi costava di più del mio stipendio, quanto? 180 euro. Bhé? onestamente preferisco tornarmene a fare la cameriera, lì per un servizio mi davano anche 80 euro? più dignitoso. Qual è il paradosso di tutto questo??senza lavoro faccio la selezione con un'ulteriore agenzia interinale per un'azienda marsicana molto nota quanto molto in crisi e l'addetta alla selezione mi fa: "Ma tu non sei una ragazza che può fare l'operaio, le tue aspettative devono essere più ambiziose". La mia risposta, seria e razionale, è stata: "Io voglio LAVORARE!" Ho avuto quel lavoro, mai partito però, l'azienda è in crisi. Qualche anno fa vado a trovare due miei amici italiani emigrati in Svizzera. E' necessario che vi racconti con quale serenità affrontano la vita di tutti i giorni? So che chi leggerà questo post non ha bisogno che io aggiunga altro in merito. Quindi? Saremo costretti ad espatriare tutti? Insomma io la volevo qua la mia vita sinceramente. Ma non perché in Italia ci sono i musei, le ville artistiche e il sole?come ha detto Berlusconi facendomi rabbrividire al Parlamento europeo qualche tempo fa, ma perché in Italia io ci sono nata e mi piacerebbe che il mio Paese, grazie al mio lavoro potesse crescere ed arricchirsi. Mi piacerebbe che le mie capacità accresciute in scuole ed università italiane, dove mia mamma ed io abbiamo pagato tante tasse che hanno arricchito solo i Parlamentari probabilmente, se le godesse l'Italia e non un altro Stato. Vorrei che in tempo di elezioni fosse lo spirito di diritto e dovere al voto, il mio senso civico, che mi porti a votare, non una promessa o tante altre cose che si blaterano qua e là! Ciao Orlando e continua così! Con la consapevolezza che gli studi umanistici rimarranno sempre per noi preziosi (ultimamente si sente pure dire che la colpa di non avere un lavoro è di chi li sceglie), ti lascio l'augurio che uno dei miei, e quindi anche dei tuoi professori dell'Università di L'Aquila, qualche giorno fa mi ha mandato dopo la visione dei nostri lavori su Marsicanews e che mi ha ripagato di tante frustrazioni: "Ti auguro di cuore di poter realizzare ciò in cui più credi".
(Magda Tirabassi)

24/01/2009 ......
Bravo Orlando per l`articolo..infatti il mio contratto all` Ikea scade a fine gennaio! ma come si fa!
(Massimo)

24/01/2009 site.it/DIETROCASTELLO
Grande Orlando,, bell` articolo! ci farebbe comodo una penna come la tua nel giornalino site,it/DIETROCASTELLO, a cura dei Giovani Democratici di Celano. Puoi scaricare il pdf dei primi due numeri seguendo questo link: http://www.site.it/le_testate/index.php?dir=site.it+DIETROCASTELLO_%2F
(andrea fidanza)

26/01/2009 Orlando
Dico da subito che sono profondamente contrario ai contenuti dell`articolo di Orlando Paris e dei commenti sin qui espressi infatti.....dai scherzavo, ma non sapevo come raccogliere la vostra attenzione su ciò che voglio aggiungere a quanto sin qui scritto (però voi riflettete su come vi siete buttati a picco su queste prime affermazioni...voglia di sangue eh!!!)Conosco bene Orlando e lui conosce la mia condizione di lavoratore garantito, tuttavia, posso garantirlo, non esistono soltanto lavoratori che avendo la "pancia piena" si preoccupano soltanto della loro situazione e del proprio futuro. Tutto ciò non soltanto per sentimenti o per aspetti solidaristici (da non gettare via di questi tempi)ma soprattutto perchè la condizione del lavoro precario, o per meglio dirla considerate le attuali condizioni di crisi, la mancanza di futuro per le giovani generazioni, rappresentano un problema che tocca tutti noi.Lo sviluppo di un Paese trova certezze solo se viene assicurato lavoro dignitoso ed a condizione che non vengano mortificati aspettative e sogni. Si anche sogni, come quelli che le generazioni precedenti hanno avuto modo e opportunità di realizzare. La questione del lavoro e ancor più quella della precarietà deve diventare LA QUESTIONE NAZIONALE. Da più parti si sostiene che esista una incompatibilità tra garanzie del lavoro e sviluppo produttivo: come è possibile, si dice, mantenere un rapporto di lavoro in presenza, ad esempio, di produzioni obsolete o procedure superate?. E` chiaro che la soluzione passa attraverso la risposta a questa che rappresenta una domanda ineludibile. Diffido dalle risposte semplici, spesso condivise dalla maggioranza, ma quasi sempre errate, mi limito, quindi, ad identificare il problema e circoscrivere il campo della ricerca. Ammettiamo pure che produzioni, siano esse di beni o servizi debbono modificarsi nel tempo e, in questi casi, salvare ciò che non ha più mercato sarebbe sbagliato prima di tutto per i lavoratori, tuttavia esistono esempi, sperimentati in nord Europa che identificano procedure, che realizzano, comunque il salvataggio delle condizioni economiche e di prospettiva professionale per i lavoratori. In sostanza si realizza il passaggio dalla condizione precaria, senza prospettiva, alla nuova situazione di flessiblità, che deve garantire comunque la conservazione delle condizioni economiche e normative.Sarà diffcile in questa situazione spostare l`attenzione su tutto ciò, le crisi, infatti, ben diffcilmente determinano solidarietà, la paura non è un sentimento su cui costruire, ma la strada deve essere quella, unire ove gli altri dividono, aiutare a comprendere che la risposta o è globale o non è, che non si esce dalle situazioni difficili, con qualcuno che deve necessariamente rimanere indietro. Per farlo non dobbiamo rassegnarci, continuiamo a discutere, lottare, sapendo però, permettetemi di rilevarlo che non tutti sono uguali, mi riferisco allo slogan a commento dell`articolo, "sinistra o destra precari si resta", abituiamoci a distinguere, non siamo come ricordava Nanni Moretti in un film di Alberto Sordi. Ciao a tutti e un abbraccio a Orlando Claudio/Siena
(Claudio)

28/01/2009 Rabbia..
Non ho il tempo purtroppo per articolare una risposta compiuta, che entri nel merito e arrichisca la discussione... Mi limito a dire che ciò che colpisce del tuo articolo fratello è la rabbia che trasuda da esso, quella sensazione assurda di impotenza incontenuta, mal celata che è tratto distintivo di una generazione coi nervi a pezzi... Questo vissuto amaro, questa sensazione di incatenamento forzato è il contrario stesso dell`idea di flessibilità.. Ed è ciò che forse accomuna tutti noi.. Il fatto è che è come se dalla lavagna avessero cancellato d`un tratto l`idea stessa di futuro... non il futuro, ma la sua idea.. il suo pensiero
(ale)

28/01/2009 inacavolato nero
non ho parole!! è ora di dire basta!!! riprendiamoci realmente il nostro futuro...
(luca)

02/02/2009 bestemmiando resistiamo
Grazie ORlando. A risposta racconto un aneddoto: In una mattinata torinese un pò grigia mi sveglio con il proposito di ridare ottimismo alla mia vita un pò in bilico. Ero uscita da poco da 40 gg di malattia per rottura di una clavicola che mi aveva costretta a casa senza poter lavorare( niente servizi da barista, niente cataring nè camerierato ). Avevo prosciugato tutti i miei piccoli risparmi per curarmi e dei pagamenti per i lavori "immateriali" che avevo fatto (comunicazione rassegne stampe, collaborazioni con agenzie di servizio) dopo 2 mesi neanche l`ombra... ero alle canne!!! anzi in verità, neanche quelle!!! cmq arriva il postino e mi consegna una bolletta super- maggiorata della luce e a quel punto comincio ad impazzire. Sì, a quel punto comincio a dare di matto, nn sapendo con chi prendermela più. l`unica soluzione che mi si presentava era chiamare mio padre, mia nonna o qualche mio ex facoltoso per implorare un prestito. Opto per le bestemmie e comincio da gennaio... VAdo alla posta a controllare i miei conti correnti. Arrivo là e chiedo i saldi_ tutti più o meno in rosso!!! mi viene da piangere e di fronte alla cassiera delle poste faccio un gesto di ira e desolazione! LA cara signora mi guarda preoccupata. SI alza. Mi ferma le mani e mi dice "No signorina. Non lo faccia. Non smetta di resistere. Che succederebbe se voi che siete giovani e forti smetteste di opporvi e resistere?? Dovete tenervi in forze perchè sono tutti pronti a mettervela al culo_ NOn si butti giù_ La prego, lo faccia anche per me e per tutti quelli che non hanno la giovinezza per farlo! Resistete_ resistete anche per noi! Coraggio! In un attimo gli occhi mi si sono asciugati e ho capito che niente e nessuno merita le mie lacrime e la mia disperazione_ Anche perchè nn servono a nulla_ Oggi continuo a vivere precariando, continuo a lavorare nelle peggiori condizioni che si possano immaginare_ A chiamata_senza contratto o con finti contratti_ Interinale o Just in time, succube e schiava_ MA mi sento forte! perchè ho tutti gli strumenti intellettuali e non per resistere_ Da quel giorno, ad ogni momento di sconforto mi ricordo di quella mattinata terribile in cui credevo di aver toccato il fondo e ogni volta ricordo la voce di quella signora anziana che mi pregava di resistere anche per lei_ Perchè so che aveva ragione_ Perchè tocca a noi! perchè noi, dalla nostra parte_ abbiamo la forza e il coraggio! E il diritto prima di tutto di pretendere un futuro! grazie orlando per ciò che ha scritto come sempre_ hai visto?_ ci incontriamo sulla strada_ alecuò
(alecuò)

04/02/2009 link
Cosa ne pensi di questa proposta? http://invite.you.to/article Marco Boleo
(Marco Boleo)

 
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