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IL PUNTO del DIRETTORE
05/09/2010 - “La società del disgusto”

In questi giorni, sulle nostre colonne elettroniche, è andato forte l’argomento “Sentieri del Gusto”; il dopo manifestazione non è stato di certo tranquillo e ha visto offrire mille spunti, quasi tutti polemici. Comincio con il precisare una cosa; filosoficamente avrei preferito dedicare questo mio editoriale ad argomenti più pressanti, più pesanti e più utili. In fin dei conti, la manifestazione che va avanti ormai da anni non rientra fra le nostre necessità quotidiane; nessuno &eg ...

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Corsi ECDL in Marsica
  11/07/2010 - NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI "Storia vera di Enaiatollah Akbari" di Fabio Geda  
 
"Tanti pensano che i talebani siano afghani, ma non e’ cosi’. Ci sono anche afghani tra di loro, ovvio, ma non solo: sono ignoranti, ignoranti di tutto il mondo che impediscono ai bambini di studiare perche’ temono che possano capire che non fanno cio’ che fanno in nome di Dio, ma per i loro affari."
Ho scelto di cominciare cosi’ questa recensione perche’ e’ il pezzo piu’ bello, quello che rende di piu’ l’idea che non bisogna fare di tutt’erba un fascio.
Il titolo di questo libro, piuttosto lungo in verita’, e’ "Nel mare ci sono i coccodrilli. " di Fabio Geda giovane autore italiano, con diverse esperienze alle spalle compreso una finale al premio Strega nel 2007. Oltre ad una alquanto qualificata professione, di scrittore Geda si occupa anche di disagio minorile e animazione culturale; scrive per "Linus" e " La Stampa" sui temi del crescere e dell’adolescenza; inoltre, se puo’ interessare visto il periodo, gioca nell’Osvaldo Soriano Football Club ossia Nazionale italiana scrittori.
Ma torniamo al libro... il sottotitolo e’ Storia vera di Enaiatollah Akbari che poi’ e’ il protagonista del libro stesso.
Personaggio che esiste davvero infatti il libro e’ una sorta di autobiografia o se vogliamo una specie di intervista al ragazzo .
Quando tutto ha inizio Enaiatollah è un bimbo hazara che vive in piccolo villaggio in Afghanistan con la madre, la sorella ed un fratello.
Il padre “lavorava” per i trafficanti pashtun ma viene derubato ed ucciso ed i trafficanti decidono che prendere come schiavo il figlio dell’hazara che si puo’ considerare come un buon risarcimento.
All’eta’ di dieci anni (forse) intraprende il primo dei molteplici viaggi che lo porteranno lontano alla sua terra e dalla sua famiglia, la madre, infatti lo accompagna in Pakistan dove lo abbandona… E’ proprio così che Enaiat per essere salvato da una vita di schiavitu’ viene abbandonato dalla madre in una terra straniera. Comincia cosi’ l’odissea di questo bambino che si ritrova solo senza denaro e senza la minima idea di come fare per andare avanti ma con soltanto una gran voglia di farcela e continuare a vivere.
Inizia in questo modo la nuova vita di Enaiatollah, facendo i lavori piu’ umili ma sempre con il sorriso sulla faccia e la riconoscenza verso chiunque gli offra un posto per dormire e qualcosa da mangiare. Stringe amicizia con altri ragazzi hazara soli e disperati come lui. Alla ricerca di una situazione migliore decide di trasferirsi in Iran dove gli Hazara sono trattati un po’ “meglio”….ed e’ da qui che si comincia a sentir parlare di trafficanti di uomini che chiedono cifre esorbitanti per “aiutare” questa gente ad attraversare clandestinamente i confini tra uno Stato e l’altro….. Ci racconta dei compagni di viaggio che perde per le strade tortuose di montagna a causa del freddo, della violenza che purtroppo situazioni estreme come queste a volte creano.
Dall’Iran alla Turchia passaggi compiuti con i mezzi piu’ disparati come il doppio fondo di un camion con a disposizione solo una bottiglietta di acqua e sempre con la paura di essere scoperti e rimandati indietro; poi dalla Turchia via verso la Grecia un viaggio fatto a bordo di uno sgangherato gommone in una notte di tempesta dove Enaiat perde ancora una volta i compagni di viaggio inghiottiti dal mare in burrasca ma soprattutto dalle restrittive leggi che impediscono la libera circolazione degli uomini nel mondo. Ma lungo il cammino di Enaiat non c’e’ stata solo morte e ostilita’ ma anche l’incontro con persone dotate di grande umilta’ che cercano in tutti i modi di aiutare questo ragazzino educato impaurito e tremendamente solo.. E proprio grazie a queste poche persone che Enaiat riesce a raggiungere l’Italia dove riesce a essere preso in affidamento da una famiglia a Torino che lo aiuta ad ottenere l’asilo politico ed a vivere finalmente, per quel che e’ possibile, con un po’ di serenita’ la sua giovinezza, visto che la fanciullezza l’ha persa per strada o e’ legata a ricordi di violenza ed abbandono.
Un libro davvero commovente, soprattutto perche non bisogna mai dimenticare che questa e’ una storia vera ed e’ la storia di un bambino cresciuto troppo in fretta .
Un libro che punta dritto al cuore e che una volta letto non ci permettera’ piu’ di voltare lo sguardo altrove vedendo i volti carichi di sofferenza e paura di molti immigrati clandestini.. perche’ adesso sappiamo….
Un racconto straziante, commovente e nonostante tutto lineare e semplice e le parole di Enaiatollah ricche di serenita’ anche quando parla di abbandono, paura, morte, fame, tutte cose che noi occidentali civili e fortunati non conosciamo (parlo delle nuove generazioni badate bene…..) Io personalmente leggendo questo libro mi sono ritrovata spesso con gli occhi lucidi e la domanda “sarei stata capace di affrontare tutte le prove che Enaiatollah Akbari e’ riuscito a superare?” e confrontando le mie emozioni con quelle di chi l’ha letto prima di me ho capito che e’ proprio quello che l’autore voleva… farci riflettere e farci capire che quelle persone cosi’ diverse da noi che incontriamo per strada non sono qui perche vogliano rubarci il lavoro, l’identita’ o vogliano imporci necessariamente le loro tradizioni e religioni, esse si trovano qui, a volte anche contro la loro volonta’, per sfuggire ad un destino fatto di fame, di morte, di violenza con la sola voglia di vivere in pace una vita serena e sicura quindi amici riflettiamo tutti prima di fare commenti razzisti o anche solo intolleranti e badate bene questa e’ una critica che sto rivolgendo anche a me stessa per le troppe volte che lo sono stata.

[Michela Bartolucci]

  

NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI "Storia vera di Enaiatollah Akbari"
di Fabio Geda

 

 
   
     
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  COMMENTI  
 
  25/06/2010 ...
Di Geda ho letto "Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani" e mi aveva colpito molto la sua scrittura semplice ma molto d`effetto! Spero che questo libro mi lasci le stesse sensazioni positive dell`altro! grazie per la segnalazione!
(mirko)

11/07/2010 merita davvero
è un libro che merita veramente un Premio letterario,o perlomeno un riconoscimento ! ma per me già si è soddisfatti se vende molto.
(tartarino di tarascona)

 
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